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Joe Zawinul
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1633 Posts in 624 Topics- by 63 Members - Latest Member: marilyn

16 December 2017, 19:36:58
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Author Topic: Joe Zawinul  (Read 2187 times)
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« on: 26 October 2009, 22:20:12 »


Il mio personale tributo ad uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Signore e signori: Joe Zawinul




Josef Erich Zawinul, meglio conosciuto come Joe Zawinul (Vienna, 7 luglio 1932 – Vienna, 11 settembre 2007), è stato un pianista, organista e tastierista austriaco.

Biografia


Gli "Zawinul Syndicate" nel 2007
Joe Zawinul nasce da famiglia operaia con origini ungheresi, ceche e rom a Erberg, quartiere di Vienna. Inizia a suonare il clarinetto, poi all'età di 6 anni riceve in regalo una fisarmonica, che impara a suonare da autodidatta. Studia musica classica, violoncello e pianoforte al conservatorio di Vienna. Nel 1944, per sfuggire ai bombardamenti, con la sua famiglia si trasferisce in Cecoslovacchia, dove continua a studiare pianoforte. Quando esce in Austria il film Stormy weather ne rimane così affascinato da andare a vederlo più volte. Da quel momento nasce la sua passione per il jazz. Inizia a suonare in trio nelle varie basi militari americane sparse per l'Europa. Nel 1959 ottiene una borsa di studio presso la Berklee college of music di Boston e si trasferisce negli Stati Uniti. Sfidando i pregiudizi razziali ancora vivi all'epoca, comincia a frequentare l'ambiente dei musicisti di colore di New York.
Quasi subito comincia a ottenere ingaggi in gruppi importanti. Accompagna dapprima Maynard Ferguson, poi Dinah Washington, Ben Webster, Mark Murphy. Dal 1961 collabora con Cannonball Adderley, per il quale scrive gli hit Scotch and Water e Mercy, Mercy, Mercy. La tastiera che suona in questo brano segna l'inizio del percorso di ricerca di un proprio suono.
Nel 1965 fonda il suo primo gruppo con il clarinettista Karl Drevo. Scopre l'Hammond B-3, che all'epoca era uno dei primi tentativi di creare uno strumento in grado di sintetizzare il suono.
Nel 1968 avviene l'incontro con Miles Davis, presentatogli da Adderley. Zawinul partecipa alle registrazioni dell'album In a Silent Way e compone anche il brano omonimo. Si converte ormai definitivamente alle tastiere elettroniche, di cui acquisisce una padronanza assoluta e contribuisce alla svolta "elettrica" di Davis, partecipando anche alle registrazioni dei dischi successivi: Bitches Brew, Live Evil e Big Fun.
Nel 1970 decide di mettersi in proprio e, dopo un album da solista, nel 1971 fonda, con il sassofonista Wayne Shorter, il gruppo dei Weather Report, di cui faranno parte Miroslav Vitous, Alphonse Mouzon e Airto Moreira.
Il gruppo lavora per 14 anni alternando diverse formazioni. Pur mantenendosi fedele al jazz e al suo spirito di improvvisazione, i Weather Report concedono anche spazio alla teatralità del rock, al funk, folk e al classicismo, riuscendo a distinguersi e a creare uno stile particolare e facilmente riconoscibile all'interno del genere fusion che stava nascendo e che il gruppo ha contribuito a creare. Tra i musicisti che vi hanno militato, un ruolo di particolare rilievo assumono Peter Erskine e il bassista Jaco Pastorius, che deve al progetto Weather Report molta della sua notorietà.
Grazie all'apporto di tutti i musicisti raccolti intorno a sé, Zawinul realizza in questo periodo i suoi album di maggior successo, tra cui Black Market (1976) e Heavy Weather, che contiene il brano-simbolo Birdland.
Quando nel 1985 Zawinul e Shorter decidono di intraprendere strade musicali diverse, ha termine il loro sodalizio e si sciolgono i Weather Report. Zawinul inizia una tournée da solo con le proprie tastiere; successivamente fonda il gruppo Weather Update e con loro intraprende un tour mondiale.
Al rientro dal tour si concede circa due anni di pausa e nel 1988 pubblica The Immigrants, primo disco con il suo nuovo gruppo, che chiama Zawinul Syndicate. In questo album si fanno più forti gli influssi etnici già presenti nei dischi dei Weather Report.
Malato da tempo di cancro, muore a 75 anni, l'11 settembre 2007 alle 04:55, nella Clinica Wilhelmina di Vienna, dove era ricoverato dal 5 agosto.



Discografia

Joe Zawinul & The Zawinul Syndicate 75th (2008)
Brown Street (BirdJAM-WDR /2006)
Vienna Nights Live At Joe Zawinul's Birdland (2005)
Faces & Places (ESC /2002 )
Mauthausen (ESC /2000)
World Tour (1998)
My people (Escapade Music /1996 )
Stories of the Danube (Polygram /1996)
Lost Tribes (1992)
Black Water (1989)
The Immigrants (1988)
Di-a-lects (Columbia /1986)
Zawinul (Atlantic /1970)
Concerto Retitled (Atlantic /1970)
Money in the Pocket (Atco /1966)
The Rise & Fall of the Third Stream (Vortex /1965)
Joe Zawinul Trio - To You With Love (Strand 1959 - ried. CD Fresh Sound 2005)
Joe Zawinul and the Austrian All Stars 1954-1957 (RST /1957)

Discografia Zawinul Syndicate

World Tour    (Zebra /1998)
Lost Tribes (Columbia /1992)
Black Water (Columbia /1989)
The Immigrants    (Columbia /1988)

Da Wilkipedia
La musica parla da se e non servono mille parole!

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Grazie di cuore maestro. Salvio
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« Reply #1 on: 26 October 2009, 22:54:00 »

I miss you!
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"Quando si suona della buona Musica la gente non ascolta e quando si suona della cattiva musica la gente non parla. Non parlo mai quando vi è Musica, se è buona. A chi ode cattiva musica incombe il dovere di soffocarla sotto la conversazione."
[Oscar Wilde]
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« Reply #2 on: 29 December 2011, 23:02:44 »

Anche il grandissimo Zawinul se ne è andato: un altro che ha cambiato per sempre il modo di suonare di tanti pianisti-tastieristi (e organisti) come me. Un altro che, come tutti i veri geni, ha creato qualcosa di veramente nuovo, sancito da un una semplice frase, cioè quando si inizia a dire di "Suonare alla Zawinul" indicando uno stile (anche nell'uso delle tastiere) che prima non c'era, come succede nell'arte (e non solo) ogni volta che qualche anima benedetta da un dono misterioso ci fa scoprire strade nuove (come si dice anche: "Suonare alla Evans, Corea, Jarrett, Tyner eccetera...". Ci pensavo proprio di recente, quando ero a due metri dal pianoforte di McCoy Tyner al Blue Note di Milano ed ero in un'estasi di felicità, ma allo stesso tempo un po' malinconico, perché pensavo come sempre che ogni minuto del concerto di McCoy (come a Fano Jazz) stava trasformandosi troppo velocemente da presente a passato, da attesa a ricordo, con un altro gigante (mio Dio, quanto gli voglio bene) che prima o poi ci dovrà… (meglio che mi fermi qui). E come succede sempre (anche con Gualdi, di cui ho scritto tempo fa) soltanto "dopo" che se ne vanno molti ne scoprono o riscoprono la grandezza, l'immenso valore, riconoscendone spesso con troppa enfasi la paternità di un pezzo della storia della Musica, il vero valore e l'incolmabile perdita che saranno (forse) veramente capiti dopo anni.

Per questo non voglio scrivere nulla di strettamente analitico sulla musica di Zawinul (ci penseranno tanti altri) salvo dire senza tema di smentita che non solo è stato un grandissimo pianista e tastierista, ma anche e soprattutto un incredibile compositore. Se ne avete voglia e se per caso non avete i dischi di vinile oppure i CD sotto mano, fate una semplice prova: andate sul sito http://cheap-cds.com/surf/home digitate Weather Report nello spazio di ricerca artisti ed ascoltate le demo di tutte le song dei dischi più famosi dei Weather Report: io l'ho appena fatto (anche se ho a casa tutti gli originali in vinile) e devo dire che ascoltare anche le poche battute disponibili per ogni brano riesce già a rappresentare in pochi minuti tutta l'incredibile creatività musicale che quel gruppo ha saputo regalarci, ovviamente non solo grazie a Joe (che ha scritto le pagine migliori) ma anche e soprattutto grazie ad una formazione irripetibile (God bless Jaco) guidata da un vero genio (Zawinul) in momento storico così innovativo da essere ancora oggi molto più moderno di certi gruppi a loro successivi ed a noi contemporanei, anche se sono passati davvero tanti anni. Il suo Syndacate ha poi forgiato molte altre formazioni, a volte meno conosciute, e ricordo anche certi concerti a Riccione dove a sentirlo eravamo davvero in pochi affezionati, quasi come se fosse "normale" vedere un angelo suonare e dirigere gli altri con sguardi e gesti appena accennati, sorrisi e cenni di un linguaggio segreto ma noto a tutti, anche se Joe spesso aveva più del diavolo, come Gismonti o come Piazzolla (ma i diavoli in fondo non sono che ex angeli, sic rebus…)

Quello che voglio documentare qui, come personale ricordo ed omaggio a Joe, è invece un episodio singolare e secondo me molto significativo, che ho vissuto parlando con lui una sera (la stessa della foto sul sito) che fino ad oggi ho raccontato solo a pochi amici e che mai avevo scritto. Come molti sanno, lui non era un tipo "tenero" con nessuno e specialmente con gli altri musicisti (in questo assomigliava molto ad un altro genio che ci ha lasciato: Giulio Capiozzo) dato che era ben conscio delle sue capacità, del suo talento, della sua tecnica e soprattutto della sua vena compositiva. Quella sera, dopo avere mangiato e bevuto insieme, gli avevo chiesto se esistesse un musicista che in qualche modo lui potesse ammirare o persino "temere" e lui immediatamente mi ha risposto: "Yes, there is only one: Giacomo Puccini"… Ebbi una specie di felice sobbalzo, perché anche io per Puccini ho un amore sconfinato, una specie di venerazione maniacale; conosco quasi a memoria la Boheme e spesso ho detto che, suonando al pianoforte le sue musiche, esse risultano incredibilmente più moderne di tanti "moderni autori" o pseudo tali. Anche lo stesso John Williams ha ammesso la sua sudditanza nei confronti di Puccini e basta ascoltare bene certi temi di Star Wars per ritrovare il nostro Giacomo, magari semplificato, citato quasi alla lettera… Iniziammo a parlare e lui mi confermò tutto quello che sapevo, dicendomi addirittura (più o meno alla lettera) che "Se fosse vivo Puccini, andrei da lui e mi inginocchierei ai suoi piedi, come segno di rispetto". Ma Joe era anche molto spiritoso, perciò quando gli dissi: "Sai, io sono stato molte volte a casa sua (Torre del Lago) a commuovermi davanti a quel pianoforte, dove con carta e matita ha scritto cose che sono difficili da riportare al computer, nonostante tutti i nostri programmi, tastiere, trucchi e diavolerie varie". E poi ingenuamente gli chiesi: "E tu Joe: sei mai stato a casa di Puccini?"… Lui fece un sorriso sotto i baffi, con quegli occhietti ancora più pungenti, e ammiccando mi rispose:"No Gianni, non ci sono mai stato; ma anche lui (Puccini) non è mai stato a casa mia!..."

Beh, lo so che qualcuno penserà che questa apparente stupidata non aggiunge nulla di importante a quanto tanti altri scriveranno in futuro su di lui (e sarà sempre troppo poco) ma era un piccolo ricordo che mi porto nel cuore da anni e che volevo condividere con chi leggerà queste parole, perché spero che, come a tutti quelli cui l'ho raccontato, farà sorridere anche pensando a Joe Zawinul che non c'è più, perché questa semplice battuta rappresenta un po' il suo carattere e la sua creatività e questo in qualche modo è lo scopo che volevo raggiungere. Ora potrei citare il titolo di questo articolo e dire che in qualche modo ora Joe e Giacomo si possono conoscere e finalmente confrontare, ma lo evito perché alla fine non ci credo e forse un giorno scriverò perché. Intanto vorrei davvero che riuscissimo anche a sorridere pensando ai padri ed ai fratelli (e madri e sorelle) della Musica e della vita che ci lasciano, perché ci hanno lasciato forse fisicamente, ma non ci lasceranno mai proprio grazie alla Musica, che non finisce, non muore, non ha età e non conosce la vecchiaia. Questa sembra retorica lo so, ma non trovo altro modo per mitigare il vuoto che così tante perdite ci hanno creato in poco tempo. In fondo abbiamo la Musica, esiste l'Amore ed è vivo ed eterno anche "l'Amore per la Musica"… Che altro possiamo volere?
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"Quando si suona della buona Musica la gente non ascolta e quando si suona della cattiva musica la gente non parla. Non parlo mai quando vi è Musica, se è buona. A chi ode cattiva musica incombe il dovere di soffocarla sotto la conversazione."
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