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Gulag - Uno sterminio " dimenticato" dalla storia
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« on: 25 May 2011, 00:11:08 »

Da Wikipedia si legge che:

Gulag (in russo: ГУЛаг - Главное управление исправительно-трудовых лагерей[?] ascolta[?·info], "Glavnoe upravlenie ispravitelno-trudovykh lagerej", "Direzione principale dei campi di lavoro correttivi" [1]'- spesso scritto GULag) è stato il ramo del polizia politica dell'URSS che costituì il sistema penale dei campi di lavoro forzato. Benché questi campi fossero stati pensati per la generalità dei criminali, il sistema dei Gulag è noto soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici dell'Unione Sovietica.


I Gulag erano divisi per categorie "rieducative"

    GULag - Glavnoe upravlenie lagerej (Direzione centrale dei lager)
    GUITK - Glavnoe upravlenie ispravitel'no-trudovych kolonij (Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro)
    GUITU - Glavnye upravlenija ispravitel'no-trudovych učreždenij (Direzioni Centrali degli istituti di rieducazione attraverso il lavoro)
   UITU - Upravlenija ispravitel'no-trudovych učreždenij (Direzioni degli istituti di rieducazione attraverso il lavoro)
    GULždS - Glavnoe upravlenie lagerej železnodorožnogo stroitel'stva (Direzione centrale dei lager per le costruzioni ferroviarie)
   GUMZ - Glavnoe upravlenie mest zaključenija (Direzione centrale dei luoghi di reclusione)
   GUPR - Glavnoe upravlenie prinuditel'nych rabot (Direzione centrale dei lavori forzati)


Manifesto sovietico degli anni venti:
Il GPU colpisce i sabotatori controrivoluzionari

Storia
Nati durante il periodo degli zar e probabilmente fondati da Pietro il Grande, erano usati come campi per i detenuti politici anti zaristi e personaggi scomodi. Dopo la rivoluzione bolscevica avvenne la liberazione di tutti i prigionieri, ma nel 1917 Lenin annunciò che tutti i "nemici di classe", anche in assenza di prove di alcun crimine contro lo stato, non potevano essere fidati e non dovevano essere trattati meglio dei criminali. Dal 1918, vennero ristrutturate le attrezzature di detenzione in campi, quali ampliamento e riassetto dei precedenti campi di lavoro katorga, realizzati in Siberia come parte del sistema penale della Russia imperiale. I due tipi principali erano i Campi speciali Vechecka (особые лагеря ВЧК) e i Campi di lavoro forzato (лагеря принудительных работ). Questi venivano eretti per varie categorie di persone considerate pericolose per lo stato: criminali comuni, prigionieri della Guerra civile russa, funzionari accusati di corruzione, sabotaggio e malversazione, nemici politici vari e dissidenti, nonché ex nobili, imprenditori e grandi proprietari terrieri.

Manifesto sovietico degli anni '20: Il GPU colpisce i sabotatori controrivoluzionariCome istituzione totalmente sovietica, il Gulag (al singolare, inteso come amministrazione generale) fu ufficialmente fondato il 25 aprile 1930, con la sigla di "Ulag", in virtù dell'ordinanza 130/63 dell'OGPU, ai sensi dell'ordinanza 22, p. 48, del Sovnarkom, in data 7 aprile 1930, e fu rinominato con la sigla Gulag in novembre. I Gulag crebbero rapidamente. Progetti falliti, cattivi raccolti, incidenti, sottoproduzione, pianificazione insufficiente, vennero ordinariamente attribuiti a corruzione e sabotaggio, e presunti ladri e sabotatori su cui scaricare la colpa furono trovati in massa. Contemporaneamente, il bisogno di risorse naturali in rapido incremento ed un programma di industrializzazione in boom alimentarono la domanda di lavoro a basso costo. Si diffusero denunce, arresti a quota, esecuzioni sommarie e attività di polizia segreta. Le opportunità più ampie per una facile, talora automatica, condanna dei "criminali" venne fornita dall'articolo 58 del codice penale della Repubblica Federale Socialista Sovietica di Russia.


Durante la Seconda guerra mondiale la popolazione dei Gulag diminuì significativamente, a causa della "liberazione" di massa di centinaia di migliaia di prigionieri che furono arruolati e inviati direttamente sulle linee del fronte, ma soprattutto a causa di una vertiginosa crescita della mortalità nel 1942-43. Dopo la II guerra mondiale il numero di internati nei campi di prigionia e nelle colonie crebbe di nuovo rapidamente e raggiunse il numero di circa due milioni e mezzo di persone all'inizio degli anni cinquanta. Sebbene alcuni di questi fossero disertori e criminali, c'erano anche prigionieri di guerra russi rimpatriati e "lavoratori dell'Est", tutti universalmente accusati di tradimento e "cooperazione col nemico" (formalmente, lavoravano davvero per i Nazisti). Vi furono spediti anche un ampio numero di civili dei territori russi caduti sotto occupazione straniera, come pure dai territori annessi all'Unione Sovietica dopo la guerra. Non fu raro per i sopravvissuti ai Lager nazisti essere trasportati direttamente ai Gulag sovietici.

Per alcuni anni dopo la II guerra mondiale una significativa minoranza dei reclusi fu costituita da tedeschi, finlandesi, romeni, e altri prigionieri di guerra appartenenti a paesi liberati dall'Armata Rossa.

Lo stato continuò a mantenere i Gulag per un certo periodo dopo la morte di Stalin nel marzo del 1953. Il successivo programma di amnistia fu limitato a coloro che dovevano trascorrere al massimo cinque anni, pertanto, furono liberati soprattutto i condannati per reati comuni. Il rilascio dei prigionieri politici iniziò nel 1954 e si diffuse e si accompagnò a riabilitazioni di massa dopo che Nikita Khruščёv sconfessò lo stalinismo nel Discorso segreto al ventesimo congresso del Pcus, nel febbraio del 1956.

Ufficialmente i Gulag furono soppressi dall'ordinanza numero 20 del 25 gennaio 1960 del ministero degli interni sovietico (che funzionava come polizia segreta), e lo stesso ministero fu a sua volta ufficialmente soppresso dall'ordinanza 44-16 del Presidio del Consiglio Supremo dell'Urss, per risorgere col nome di KGB.

I flussi di entrata e di uscita dai campi erano molto consistenti; il numero complessivo di detenuti fra il 1929 e il 1953 è di circa 18 milioni. Nell'ambito più ampio dei "lavori forzati", si devono aggiungere circa 4 milioni di prigionieri di guerra, 700.000 detenuti nei campi di smistamento ed almeno 6 milioni di "confinati speciali", cioè Kulaki e altri contadini deportati durante la collettivizzazione, per un totale di 28.700.000.

Il numero di morti è ancora oggetto di indagine: una cifra provvisoria è 5.000.000. Tale cifra non tiene conto delle esecuzioni comunque legate al sistema giudiziario (le sole esecuzioni per motivi politici.

Campi di concentramento sovietici



Berlino "liberata" dal nazismo e conquistata dalla corazzata comunista sovietica.

Questo è quello che nelle scuole degli anni 70 non ci hanno raccontato e quello che ancora oggi non vogliono raccontare ai nostri ragazzi. Si parla sempre e solo dei lager nazisti ma dei lager comunisti che ancora oggi si trovano in Corea del Nord o in Cina per citare solo due paesi, non ne parla mai nessuno. E' molto scomodo trattare questo argomento specie in Italia e se lo fai sei un filonazista.

E per approfondire

il G.U.LAG

una realtà a lungo dimenticata, ha caratterizzato una parte importante del mondo, ed ha fortemente influenzato le vicende del Novecento

Nell’agosto 1946 Winston Churchill, nell’università di Fulton, Missouri, pronunciò il famoso discorso della “ cortina di ferro” e disse che l’Unione Sovietica era un “ indovinello, contenuto in un mistero, all’interno di un enigma”, del quale non era dato conoscere nulla. Sul mito della Russia bolscevica  due sole erano le posizioni ufficiali: la condanna e l’esaltazione a priori.

     Dopo il crollo dell’Urss e la caduta del muro, gli archivi moscoviti hanno spalancato le porte agli studiosi, una mole impressionante di informazioni che si riversa sull’opinione pubblica.

     Ai conati “conservatori”, che si oppongono al revisionismo conseguente alla scoperta di nuovi documenti resta solo il potere di rallentare nel tempo la nuova presa di coscienza.

     Il sistema dei campi di concentramento punitivi appartiene alla storia sovietica sin dagli esordi, dai tempi di Lenin (già nel ’20, presso le isole Solovki, situate nel Mar Bianco, a circa 200 chilometri dal circolo polare artico, era stato creato un “lager di lavori forzati per i prigionieri della guerra civile”, dove vennero imprigionati tutti coloro che si opponevano al nuovo regime, (non solo zaristi ma anche anarchici, socialisti rivoluzionari, menscevichi) ma il maggiore sviluppo avviene negli anni del potere di Stalin, durante il suo lungo “regno” che va dagli anni 30 fino alla metà degli anni 50. La percezione del Gulag in Occidente ha subito diversi passaggi e per quanto possa sembrare assurdo l’immagine della Russia stalinista godeva di un diffuso “rispetto democratico“ in tutto il mondo.

     Gli americani, nel 1933, avevano riconosciuto l’Urss e gli intellettuali concedevano credito e credibilità al regime dello “splendido georgiano” e parecchi di loro, compresa la classe operaia, erano disposti a lasciare l’odiato “inferno capitalista” per trasferirsi nel “paradiso dei lavoratori”. Fred Beal, operaio di estrazione comunista, lasciò l’America e si rifugiò in Russia , dopo una condanna inflittagli in seguito ad uno sciopero. Però durò poco il sogno dell’americano e disilluso dalla realtà sovietica e constatate le condizioni inumane degli operai privati dei loro diritti chiese ed ottenne di tornare negli Usa, dove scontò la pena e dedicò la sua vita a smascherare il mito sovietico; però i comunisti, simpatizzanti sovietici e anche democratici di vecchia scuola non volevano ascoltare nulla sulla atroce realtà del “Paradiso operaio”. Preferivano ascoltare la propaganda che si adattava meglio ai loro ideali e alle loro illusioni.

     Raymond Aron nel suo libro: “L’oppio degli intellettuali” denunciò che la responsabilità maggiore di questo clamoroso fenomeno di amnesia etica e storica era nell’animo degli intellettuali.

     Maksim Gorkij, grande figura eminente in Russia, alla fine degli anni ’20 compì un viaggio presso il lager delle isole Solovki, difendendone la sua “utilità sociale e la sua capacità rieducativa”. Il suo viaggio fu abilmente pubblicizzato in Russia e all’estero e i lager diventavano “luoghi indispensabili”, dove “aiuole fiorite crescevano intorno alle caserme”.

     Persino la Croce Rossa diede credito alle parole dello scrittore e le sue immagini , sorridente tra gli agenti della famigerata Ghepeù fecero il giro del mondo.

     Il Gulag è un fattore endemico e perfettamente conseguente al regime instaurato. Una prima riflessione di un certo spessore ci fu solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando alcune prestigiose testimonianze di vittime del Gulag cominciarono ad affiorare. In Francia attirò l’attenzione del mondo il cosiddetto “affare Kravcenko”, che prendeva il nome da quello di un funzionario sovietico che aveva disertato e si era consegnato agli americani.

     “Ho scelto la libertà”, il libro che Kravcenko scrisse e che venne tradotto in più di venti lingue, vendendo milioni di copie, era una indubbia testimonianza dall’interno del regime sovietico. Inaugurando una strategia che avrebbero seguito in seguito: quella di accusare il funzionario disertore di “aver scritto sotto dettatura della CIA”, i comunisti occidentali cercarono di isolare la testimonianza del dissidente. Nel processo per diffamazione che ne conseguì,l’attenzione degli inquirenti si concentrò sulla realtà dei campi.

     “Istituzioni rieducative dove i diritti umani venivano rispettati”, secondo la propaganda comunista. Nemmeno lo sconvolgente racconto di Margarete Bauber-Neumann (passata attraverso il Gulag e il Lager nazista, dopo che i russi la consegnarono, in quanto ebrea, agli alleati hitleriani) potè qualcosa contro la cieca fedeltà ideologica dei comunisti occidentali.

     Voci come Julius Margolin (condannato al Gulag con atto amministrativo, senza essere ascoltato e senza subire processo), Alexandre Weissberg (scienziato austriaco emigrato, volontariamente, in Urss arrestato con l’accusa di spionaggio, di complotto per uccidere Stalin, e di sovversione), Jerzy Gliksman (membro del partito socialista, ebreo polacco, deportato quando, in fuga dai nazisti finì nelle braccia della polizia segreta sovietica) lanciarono uno squarcio di luce sulla realtà entro i confini dell’Urss. David Rousset nel denunciare il sistema dei Gulag sovietici spiegò che: “L’esistenza dei campi non è grave perché ci si soffre e muore; è grave perché vi si vive. Un paese dove esistono campi di concentramento è marcio fino al midollo: sono disumani i suoi detenuti, lo sono i guardiani e lo è soprattutto il regime. Il mondo concentrazionario attiva un contagio inevitabile e questa è la più grande sciagura che si possa conoscere”.

     Il “Libro bianco sui campi di concentramento sovietici“ della Commission internationale contre le régime concentrationnaire, pubblicato lo stesso anno, si rivelò un altro documento fondamentale apparso sulla scena culturale francese.

   Nemmeno la denuncia ad opera di Kruschev del terrore staliniano, nel XX° congresso del PCUS del 1956, spinse l’Occidente a concentrare la propria attenzione sul fenomeno del Gulag. Quel particolare momento storico, anzi, fu visto unicamente come denuncia dello stalinismo come “deviazione“da un supposto comunismo originario e “democratico” e come suggerimento alla possibilità di una “riforma” del comunismo. Il sogno di cartapesta che lo stesso Gorbaciov, fino al Golpe del 1991, si illuse di poter realizzare. Più tardi, negli anni 70, venne la volta de “La giornata di Ivan Denisovic” (premio Nobel per la letteratura) e di “Arcipelago Gulag” di Alexander Solzenicyn  e dei “racconti della Kolyma” di Varlam Salomov. Guardando verso la Francia, antica maestra di libertà, il mondo poteva quindi prendere coscienza degli orrori del sistema comunista già da quarant’anni.

     Difficile condividere l’assordante silenzio in Italia di intellettuali, libri scolastici, mass media, dove le riflessioni francesi sono approdate solo dopo il fatidico 1989. Ancor più difficile condividere l’atteggiamento assunto da parte di alcuni ambienti intellettuali, che cercano di chiudere il capitolo, mai definitivamente aperto, del Gulag, con la giustificazione dell’esaurimento della “Guerra Fredda”.

     Solzenicyn descrive in “Arcipelago Gulag” il momento dell’arresto di un individuo prima della deportazione: “E’ fatta, siete arrestato. E voi non troverete altro da rispondere che un belato da agnello: Io? Perché?. Ecco cosa è l’arresto, un lampo accecante, una folgorazione che respinge istantaneamente il presente nel passato e fa dell’impossibile un presente di pieno diritto. Ed è tutto. Nelle prime ore e anche nei primi giorni non potete rendervi conto di null’altro. Vi balugina ancora, nella vostra disperazione , una luna da circo, un giocattolo. E’ un errore, se ne renderanno conto! Tutto il resto, tutto quanto è ora entrato a far parte del concetto tradizionale e anche letterario dell’arresto, non è più la memoria vostra che l’immagazzina e l’organizza, ma quella della vostra famiglia e dei vostri coinquilini. E’ una brusca scampanellata nel cuore della notte o un colpo brutale alla porta. E’ la gagliarda irruzione di stivali sporchi, d’insonni agenti. E’, nascosto dietro le loro spalle, il testimone, impaurito e mortificato, che essi hanno reclutato d’autorità. L’arresto tradizionale sono, ancora, le mani tremolanti che preparano la roba di chi viene portato via: un cambio di biancheria, qualche provvista, un pezzo di sapone, nessuno sa che cosa dare, che cosa si può portare con sé, come sarebbe meglio vestirsi; ma gli agenti spronano, vi interrompono bruscamente dicendo: non ha bisogno di nulla. Là gli daranno da mangiare. Fa caldo”.

     La grande forza di questo libro è proprio quella di focalizzare gli infiniti effetti dell’incubo del Gulag sulla vita di un uomo. Quell’arresto e tutto ciò che ne seguirà è, quindi, da pensare moltiplicato per decine di milioni di volte. Subito dopo l’Ottobre bolscevico la dirigenza del partito unico cominciò a pianificare un nuovo sistema carcerario.

     Già nel 1918 nasceva una Sezione punitiva centrale (CKO)all’interno del Commissariato del popolo alla giustizia, che avrebbe dovuto coordinare tutte le carceri dell’Urss. Questa istituzione fu, in definitiva, la “madre del Gulag”. L’anno seguente, all’interno dell’ NKVD (Commissariato del popolo agli affari Interni) fu creata la Sezione lavori forzati. Già due anni dopo la cosiddetta Rivoluzione, quindi, il nuovo regime dava rigore istituzionale al concetto dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in aperto contrasto con le teorie marxiste cui sosteneva d’appellarsi. All’inizio del 1921 nei lager erano rinchiusi già intorno ai 156.000 detenuti. Entro il 1927 i reclusi arrivarono alla cifra di 200.000 persone. Il sistema di reclusione cambiò radicalmente nel 1929. Fuori di ogni retorica, si può affermare che, con il varo del piano quinquennale, il cui scopo era spingere la Russia in un processo di industrializzazione forzata, la “patria del socialismo”, con un clamoroso salto indietro nel tempo, torna alla pratica dello schiavismo. Non tanto clamoroso, in verità, quel salto all’indietro, dal momento che il servaggio della gleba in Russia fu abolito nel 1860.

     Il regime bolscevico decideva quindi di creare campi  di “rieducazione attraverso il lavoro” in regioni remote e lontane dai grossi centri urbani. La Siberia, già utilizzata in epoca zarista, e la sterminata regione del Nord vennero usate come luogo per ospitare i campi. Ogni campo sarebbe distato dall’altro centinaia di chilometri, in uno spazio sterminato e ghiacciato. Assolutamente impossibile, per chiunque fosse riuscito a fuggire dal complesso carcerario, attraversare quel deserto bianco a piedi e men che meno sarebbe stato possibile varcare il confine. Nel 1930 i detenuti nei lager sovietici salgono, improvvisamente, da 23.000 a 160.000, e nella primavera dello stesso anno viene creata una direzione unica di queste strutture denominata Ulag sotto la guida dell’OGPU.

     Un ulteriore riforma amministrativa nell’anno seguente portò alla creazione del Gulag (Glavnoe upravlenje lagerei, Direzione centrale dei lager). E’ di quel periodo la decisione di sfruttare i detenuti per l’imponente costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico, questo progetto sarà la chiave di volta sulla quale fiorirà il Gulag, che potrà fornire, gratuitamente, operai e ingegneri (tutti quelli arrestati per “sabotaggio” nelle cicliche “purghe anti-complotto”) al fine di realizzare costruzioni imponenti.

     Ovviamente, ciò che veniva costruito a prezzo del sudore (e della morte, solo per questo canale 15.000 persone perirono in condizioni disumane) di migliaia di detenuti veniva presentato all’estero come una gloriosa edificazione del socialismo sovietico.

     Contemporaneamente, in Occidente, i sindacati egemonizzati dai comunisti combattevano per i diritti dei lavoratori e glorificavano le conquiste della patria del socialismo.

     Nel 1932 fu la volta della costruzione del canale Mosca-Volga, intorno al quale fiorirono diversi Gulag (l’ITL Nord-Est), che ospitò in 25 anni un milione di detenuti, destinati all’estrazione dell’oro e dello stagno che mantenevano l’intero paese.

     L’anno 1934 vedeva, in tutta l’Urss, 510.000 persone “ospiti” del Gulag e solo l’anno seguente, nel 1935, i dannati dell’inferno bianco salivano a 730.000.

     La crescita esponenziale non si sarebbe fermata perché all’orizzonte si affacciava il periodo più buio della storia sovietica: il Grande Terrore. Stalin lanciava il colpo finale all’interno del partito e gettava le basi di quel “ culto della personalità” che lo porterà ad essere giudice della vita di ogni singolo cittadino sovietico.

     Robert Conquest, nel suo illuminante “Il grande terrore”, ricorda come ogni sovietico, in quegli anni, non si sentisse immune dalla possibilità di finire nel Gulag. Il cittadino sovietico e gli stessi membri del partito, che finivano sotto le poche umanitarie attenzioni della polizia segreta imputavano allo sgherro di Stalin, il capo dell’ NKVD Ezov, tutta la responsabilità del terrore. Nella memoria russa, infatti, il grande terrore passerà come “il periodo di Ezov”, ma lo stesso Conquest ricorda come, in quei terribili anni, la vita delle persone veniva decisa da un semplice segno di matita rossa da parte di Stalin. Ezov si limitava ad eseguire gli ordini. Il grande terrore portò ad un eccezionale sviluppo dei Gulag che fino al 1934 erano 14, poi divennero 31 e per la fine del 1938, i detenuti erano saliti al terrificante numero di due milioni di persone.

     All’inizio del 1940 i Gulag erano già 57, l’anno successivo 82, per una popolazione incarcerata di 2.350.000 persone. Un certo rallentamento si ebbe negli anni della Seconda Guerra Mondiale; la popolazione dei Gulag scese a 1.750.000 persone e, nel 1944 toccò il numero di 1.200.000 persone. Con la fine del conflitto, però, il Gulag riprese a pieno regime, il nemico esterno era stato sconfitto e, per mantenere salde le redini del potere, Stalin necessitava di un nuovo “giro di vite”. L’aspetto più agghiacciante della storia del Gulag è sicuramente questo: che il numero dei detenuti che avrebbero dovuto popolare il Gulag veniva deciso ad inizio anno, secondo direttive dello stesso Stalin. Esisteva una sorta di pianificazione degli arresti, che andava rispettata numericamente come si faceva per le direttive economiche di un Piano quinquennale. Stalin era pienamente cosciente che tutto il castello delle accuse ai condannati era fondato sulla menzogna; il terrore gli serviva solamente per mantenere saldo il potere. In questo, lo “splendido georgiano” si attenne alle originali direttive del “grande padre” Lenin, che negli anni della guerra civile auspicava l’uso del terrore nei villaggi e tra i contadini come arma rivoluzionaria necessaria alla vittoria.

     La fine della guerra, che comportava lo “scomodo” impegno a restituire i prigionieri militari nel frattempo impiegati come forza lavoro, spinse il regime stalinista a ributtarsi nel tetro “arruolamento” nelle file della popolazione sovietica. Gli schiavi servivano e da qualche parte occorreva prenderli.

     Nel 1948 le direzioni dei Gulag erano già una novantina e la popolazione detenuta era tornata a toccare il record di 2.000.000 di persone. Nel maggio 1950 i “dannati” erano arrivati, incredibilmente, al numero di 2.800.000 persone. Con la morte di Stalin il sistema del Gulag venne riformato, ma di certo non cancellato. Nel marzo 1953  a pochi giorni dalla morte del satrapo georgiano, venne interrotta la costruzione di nuovi Gulag e un decreto di amnistia del Presidium portò alla scarcerazione di un milione di detenuti e alla riduzione dei campi dal numero esorbitante di 175 al numero di 81. Anche le pene furono mitigate. A metà degli anni cinquanta la popolazione incarcerata nei Gulag era “solo” di un milione.

     Il 25 ottobre 1956 la risoluzione del CC del PCUS e del Consiglio dei Ministri dell’Urss decise che era “inopportuna l’ulteriore esistenza degli ITL” ( altra forma burocratica per definire il Gulag).

     Nel mese di ottobre il Gulag cambiò nome in GUITK (Direzione centrale delle colonie di rieducazione attraverso il lavoro).

     L’inferno cambiava nome, ma le fiamme rimanevano le stesse e non bruciavano certo di meno.

 
Tratto da “Il Gulag“ di Ferruccio Gattuso
a cura di
Ercolina Milanesi
« Last Edit: 10 June 2011, 11:02:12 by Stargate » Logged

"Quando si suona della buona Musica la gente non ascolta e quando si suona della cattiva musica la gente non parla. Non parlo mai quando vi è Musica, se è buona. A chi ode cattiva musica incombe il dovere di soffocarla sotto la conversazione."
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« Reply #1 on: 10 June 2011, 00:20:44 »

Esistono ancora ... in Corea del Nord.
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Mauro B.
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« Reply #2 on: 10 June 2011, 10:57:50 »

E' una terra dimenticata dagli uomini liberi. Non esistono i diritti umani più elementari. Pur odiando la guerra attualmente è l'unico paese che varrebbe la pena fargliela per liberare quella gente oppressa e che muore di fame.
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"Quando si suona della buona Musica la gente non ascolta e quando si suona della cattiva musica la gente non parla. Non parlo mai quando vi è Musica, se è buona. A chi ode cattiva musica incombe il dovere di soffocarla sotto la conversazione."
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